Nella casa del sidro, l’alloggio dei raccoglitori di mele in una fattoria negli USA degli anni ‘40, un foglio di carta affisso sulla parete detta le regole. Regole scritte da chi non vive in quella casa; regole che non servono se non a ricordare chi comanda; regole scritte per lavoranti che non sanno leggere.
Il Sig. Rose, il piu’ anziano dei raccoglitori, un uomo che sa qual’e’ il suo mestiere, rivendica il diritto di scrivere le regole per se’ e i suoi uomini. Ma il Sig. Rose non ha appreso le regole elementari della vita, e si macchia di colpe imperdonabili nei rapporti personali, rivelando di non essere all’altezza di quel compito.
Il Sig. Rose, lavorante agricolo di colore dell’inizio del secolo scorso, ci mostra il rischio dell’uomo tecnologico, (per quanto semplice sia la sua tecnologia), che puo’ arrivare ad usare molto bene gli strumenti e applicare il giusto metodo nel lavoro, ma questo lo porta ad un successo effimero, e non alla propria autodeterminazione.
Il protagonista, Holmer, e’ la controprova: apprende il mestiere di ostetrico, ma compie anche un viaggio di educazione alla vita, diventando cosi’ il capo riconosciuto della casa degli orfani (e non avra’ bisogno di scrivere regole).
Noi, uomini del XXI secolo, tecnologizzati e abilissimi nell’usare strumenti ed eseguire compiti complessi, siamo per questo capaci di grandi risultati pratici. Ma anche la nostra vita e’ regolata da regole che spesso non comprendiamo, e la nostra autodeterminazione, la nostra capacita’ di cambiare quelle regole e di scriverne di nuove non risulta altrettanto grande.
Allora non e’ forse nella dimensione umana che dobbiamo tornare ad autoeducarci ? e non e’ forse l’esercizio piu’ utile quello di socializzare, confrontarsi, ascoltarsi e capirsi, raggiungere una maggiore empatia reciproca ?