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Reality dei 'miserabili', o estensione di una realta' un po' misera ?
clipped from mediamondo.wordpress.com
le analisi del sociologo Pascal Lardellier, o forse la sintesi di questa sua intervista, dove alla domanda della giornalista:“ Cosa le ispira l’esplosione dei blog ?” risponde: “In un certo senso è il reality show dei miserabili. Milioni di persone mettono in linea la loro piatta vita che non interessa nessuno. Siamo passati dall’esibizionismo in tv a quello su Internet”.
Ci troviamo così di fronte ad un ambiente sociale ad alta intensità mediale in cui i rapporti sociali e le forme di esperienza assumono piani di profondità differenti, convergenti ed integrati.
Sul lato della sovraesposizione dei vissuti, in tutte le loro miserie, posso dire che la Rete sul piano relazionale ci mette in contatto con una proliferazione di sceneggiature di vite immaginate e vissute, con le alterità e le identificazioni, con il piacere ed il disgusto, con il fascino dell’esperienza dell’altro e dell’altrove. Esperienza dell’esperienza dell’altro, in questa sta l’autenticità, anche di vissuti finzionali.
Sono le conversazioni sotterranee che però si fanno pubbliche, sono i nuovi modi della socialità di massa che diventano visibili, sono segnali vibranti di una condizione che sta mutando, sono le forme che l’identità assume nell’epoca del farsi media.
Se poi vogliamo giocare ancora in modo metaforico con il romanzo, ricordiamo che i veri protagonisti sono le forme di un periodo in transizione, come dice Hugo: “ la vita, la sventura, l’isolamento, l’abbandono, la povertà sono i campi di battaglia che hanno i loro eori: eroi oscuri, ignorati, talvolta più grandi degli eroi illustri”.






